Il diritto di rimanere in silenzio.

Dalle mie parti esiste un detto dall’eloquente significato che, tradotto dal dialetto, recita: “prima di parlare, taci”. Sarà che, fortunatamente, sin da piccolo me lo sarò sentito ripetere spesso, ma è stata sicuramente la prima cosa a cui ho pensato dopo aver sentito “alcune” dichiarazioni nel post gara di Austin. E’ banale capire a cosa io mi stia riferendo, non riporto le parole in questione perché, dopo averle lette innumerevoli volte nei giorni scorsi, rimembrarle ancora risulterebbe alquanto stomachevole, immagino, non solo per chi in questo momento scrive.

Prima di commentare quanto espresso da Max Verstappen, ho voluto far ricorso al mio vecchio vocabolario Treccani. Dopo averci tolto un dito di polvere (...dannato internet!) e averlo sfogliato fino al verbo “barare” ho trovato, tra gli altri, il seguente significato: “Non rispettare le regole di un gioco”. Per quanto l’Olandese in questi anni ci abbia abituato ad uscite, per così dire, poco felici, ho voluto controllare la definizione del verbo in quanto mi trovavo piuttosto incredulo riguardo tali dichiarazioni, che mi sembravano “troppo” addirittura per lui. Ahimè mi sbagliavo, con buona pace per chi credeva che il figlio d’arte fosse finalmente maturato.

A dimostrare che chi era, o è ancora, convinto di questa maturazione si sbagliava, è lo stesso Verstappen. Come già precisato da molti, lo ha dimostrato puntando il dito contro una scuderia, La Scuderia, che ha fatto la storia del campionato in cui gareggia e mancando di rispetto alle 1200 e più persone che a Maranello lavorano giorno e notte su quella macchina e sul quel motore da lui definito illegale, senza probabilmente sapere nemmeno di cosa si stesse parlando.

E come se questi motivi non bastassero già da soli, tornando al significato di “barare”, aggiungerei come il buon Max, nell’accusare in fretta e furia gli altri, dimentichi spesso il fatto di non essere esattamente un santo. Non c’è bisogno di fare un elenco delle scorrettezze compiute, come non c’è bisogno di una memoria d’acciaio per riavvolgere di otto giorni dalla domenica texana per risalire all’ultima di esse. Weekend del Messico, Valtteri Bottas a muro, bandiere gialle esposte e non rispettate nel suo ultimo tentativo per la pole (peraltro già in tasca e banalmente persa per questo motivo, aka: maturità evidentemente raggiunta!): non è forse anche questo un “non rispettare le regole del gioco” e quindi, a parole sue, un “barare”? Dubito dei problemi di memoria di un 22enne, che prima di accusare di baro dovrebbe ricordarsi di quando è lui stesso a farlo - specialmente se facendolo mette in gioco la sicurezza, la quale viene prima di tutto, prima anche delle irregolarità tecniche (per altro ad oggi non riscontrate in nessuna PU Ferrari) - . Dubito un po’ meno del fatto che abbia avuto cura di aprire un vecchio Treccani, pure lui andando ad utilizzare una parola di cui palesemente non conosce il significato.

Non sono (e non prendetemi per tale) l’avvocato difensore di nessuno, motivo per il quale nelle tortuosità del famigerato flussometro non voglio nemmeno inoltrarmi. Anzi, trovo già piuttosto imbarazzante (e probabilmente infondata – e mi trovate pronto a rimangiarmi queste parole se venissi screditato) la gogna mediatica che ci è stata montata sopra. Preferisco invece continuare a parlare di un pilota giovane, che dopo quattro stagioni nella massima categoria di questo alibi dovrebbe cominciare a fare a meno. Di piloti giovani è piena la griglia di partenza, ma immagino che ognuno di loro prima di parlare passi per il proprio ufficio stampa, il quale a sua volta suppongo si informi dagli ingegneri prima di dare giudizi tecnici, specialmente se ci sono da fare dichiarazioni pesanti. Sicuramente gli ingegneri Red Bull, avrebbero potuto spiegare a Max come il braccio di una sospensione rotta e l’utilizzo di un motore di una specifica precedente (meno performante per natura, con tanti chilometri alle spalle e dunque limitato a favore di sicurezza) possano effettivamente essere causa di una perdita di prestazioni.

Che si possa dunque preferire un pilota schietto e sincero, piuttosto che un finto “politically correct” come altri nulla da dire, ma ci sono svariate situazioni in cui a fare silenzio si fa decisamente più bella figura. Non credo di sbagliarmi dicendo che questa era decisamente una di quelle occasioni, a garantire per me c’è pure il padre Jos (!!) che ha definito le dichiarazioni del figlio “poco intelligenti” (beh, ha anche aggiunto che restano comunque sensate…in fondo il gene non mente mai).

Dispiace Max, ci avevano creduto in tanti a questa tua maturazione. Invece è stata solamente persa un’occasione, l’ennesima, per tenere la bocca chiusa.

 

 

STEFANO GATTAZZO

facebook

instagram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *