OVERSTEERING EP.4 : Ratzenberger, un uomo e un sogno.

Non è facile scrivere di Roland.
Anche se in realtà la sua storia è quella del campione alla caccia del sogno chiamato F1, materiale ottimo su cui scrivere qualcosa dai toni nostalgici che pochi altri periodi come gli anni 90 sanno evocare, la mia mano tentenna a premere i tasti.
Forse il timore è quello di cadere nella banalità parlando di un uomo che invece, tanto banale non era, o forse quello di centrare tutto nella rindondante sentenza del “dovete ricordarvelo anche se è morto quando Senna”, frase usata più per dimostrare la propria sapienza che per ricordare “The rat”. Atteggiamenti a cui sinceramente non voglio nemmeno pensare.
Roland io non feci nemmeno in tempo ad incrociarlo temporalmente, giusto per un paio di mesi, cosa che al contempo mi rattrista e mi mette in difficoltà nel descrivere l'atmosfera che si respirava al tempo.
L'atmosfera delle battaglie tra Senna, il rampante Schumi e Damon pronto a inserire il terzo Hill nella lista delle leggende, quella del “tutto è possibile”, in cui team di ogni grandezza avevano la possibilità di far parte dei grandi, filosofia che permise alla Simtek di portare Roland ad un traguardo che inseguiva da tempo immemore.
Classe '60, la carriera dell'austriaco non è quella del campione con il kart sotto il fondoschiena fin dai 5 anni, anzi il suo avvio è molto ritardato, e lui lo sapeva talmente bene da arrivare addirittura a spacciarsi per un '62, furbo se non altro.
Il 1983 è l'anno in cui il pilota austriaco comincia a farsi le ossa : formula Tedesca fino a diventare campione, per poi passare anche a campionati come il Formula Ford Festival, con gente come Herbert e Hill, vincendolo alla seconda partecipazione dopo uno spettacolare duello con Philippe Favre.
Poi il passaggio alla Formula 3 inglese, seguito dal WTCC e poi alla Formula3000 inglese passando anche per 5 partecipazioni alla 24h di Le Mans con un quinto posto come miglior risultato.
Già a questo punto la fama del suo impegno e versatilità lo precedevano.
Poi l'approdo in Giappone, che diventerà la sua seconda patria, nel campionato Sport Prototipi, senza farsi mancare una capatina alla Lola Indycar come collaudatore, con tempi in linea con quelli del campione Michael Andretti, giusto per farsi sentire anche in quell'ambiente.
Infine, come punto aggiuntivo sul già pesante curriculum, la Formula Nippon con una inaspettata quanto incredibile vittoria a Suzuka, finendo poi per chiudere il campionato 1992 settimo davanti ad un certo Eddie Irvine.
Dopo un altro anno di nippon la svolta : la F1.
Probabilmente all'inizio non ci credeva nemmeno, il sogno di una vita finalmente in mano dopo molti sacrifici, anche Roland Ratzemberger, all'alba dei suoi 34 anni (pardon 32), era nel tempio del motorsport.
Poco importava se la sua Simtek S941 fosse, già sulla carta, una delle monoposto meno competitive, l'importante era avere un volante, e l'austriaco se lo meritava tutto.
La prima di scena in Brasile evidenzia subito i limiti della Simtek, auto progettata per ospitare quelle sospensioni attive che avevano reso la Williams un “bestia nera” per tutti, e che quindi dovette essere ridisegnata troppo in fretta dopo la loro abolizione.
E Roland non si qualifica.
Ma la gara successiva è l'Aida, in Giappone, il pilota sente aria di casa e non tradisce le aspettative riuscendo a passare le qualifiche e portando l'auto al traguardo ad un undicesimo posto che ha lo stesso sapore della vittoria.
Che bello vedere quella bandiera a scacchi sventolare sotto la sua testa.
Quello che successe poi è inutile mettersi a raccontarlo, in un weekend in cui il destino decise di risparmiare la vita solo ad un miracolato Barrichello, Roland lascia la sua Simtek in mezzo alla Tosa e diventa ufficialmente una delle meteore che più amate della formula 1.
Campioni del mondo ce ne sono tanti, e non mentiamo, molti con più talento di Roland, ma oggi in questo periodo così buio del motorsport ho voluto onorarlo per averci regalato la sua storia, quella che ci ha fatto capire quanto è forte il potere dei sogni.

 

Vai al prossimo episodio "La storia dietro la storia del mito Delta. Lancia Trevi bimotore".

 

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2 commenti su “OVERSTEERING EP.4 : Ratzenberger, un uomo e un sogno.

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